Ue: fondi PAC anche per la Canapa industriale
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PAC e Canapa industriale: l’Europa apre anche al fiore
Il 6 maggio 2026 potrebbe diventare una data simbolica per il futuro della canapa industriale in Europa. La commissione Sviluppo regionale del Parlamento europeo ha infatti approvato il testo finale della revisione del regolamento sull’Organizzazione comune dei mercati agricoli, introducendo un primo importante via libera all’utilizzo dei fondi della PAC — la Politica agricola comune — a sostegno del comparto della canapa industriale.
Una decisione che rappresenta molto più di un semplice passaggio tecnico: è un segnale politico chiaro. Bruxelles riconosce la canapa come coltura agricola legittima, sostenibile e strategica. E lo fa proprio mentre in Italia il settore continua a vivere uno dei momenti più difficili della sua storia recente.
Cosa cambia con il voto europeo

La relazione approvata chiarisce un punto fondamentale: gli agricoltori che coltivano canapa industriale potranno accedere ai pagamenti PAC sulla base della superficie coltivata, purché vengano rispettati i criteri previsti dalla normativa europea, incluso il limite di THC inferiore allo 0,3%.
A spiegare il significato della misura è stata l’europarlamentare Valentina Palmisano (M5S), relatrice del rapporto:
“Il testo chiarisce che gli agricoltori possono accedere ai pagamenti PAC sulla base della superficie coltivata, purché rispettino i criteri standard e quelli specifici per la canapa”.
Ma il punto forse ancora più rilevante riguarda il riconoscimento dell’intera pianta di canapa come prodotto agricolo. La relazione include infatti tutte le sue parti — comprese le infiorescenze — eliminando quelle interpretazioni restrittive che negli ultimi anni hanno creato confusione normativa e instabilità per le imprese del settore.
Secondo Palmisano, questa scelta consentirà di:
- offrire maggiore certezza giuridica agli agricoltori;
- facilitare la commercializzazione dell’infiorescenza;
- evitare distinzioni arbitrarie tra le diverse parti della pianta;
- armonizzare il quadro europeo con le evidenze scientifiche e le sentenze della Corte di giustizia UE.
La posizione dell’Europa: la canapa non è una minaccia
Nel dibattito europeo è emerso con forza anche un altro elemento: le varietà di canapa industriale autorizzate dall’Unione Europea non rappresentano un rischio per la salute pubblica.
Le varietà certificate con THC inferiore allo 0,3% vengono infatti considerate prive di effetti stupefacenti. Una posizione già sostenuta dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, che ha stabilito come il cannabidiolo (CBD) non possa essere considerato una sostanza stupefacente ai sensi della Convenzione unica sugli stupefacenti.
Il voto del Parlamento europeo va quindi nella direzione di un approccio agricolo, industriale e scientifico alla canapa, distante dalle narrazioni proibizioniste che continuano invece a influenzare parte della politica italiana.
Il tentativo di Fratelli d’Italia di bloccare il testo
Durante il voto, la delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo ha presentato diversi emendamenti per eliminare proprio la parte della relazione che equipara il fiore al resto della pianta agli occhi della PAC.
Gli emendamenti sono stati respinti.
Un passaggio che assume un significato politico preciso, soprattutto alla luce di quanto sta accadendo in Italia con il Decreto Sicurezza (D.L. 48/2025).
Italia controcorrente: il Decreto Sicurezza e il rischio collasso del settore
Mentre l’Europa apre alla canapa industriale, il governo italiano continua invece a perseguire una linea restrittiva.
L’articolo 18 del Decreto Sicurezza ha infatti tentato di introdurre il divieto totale di coltivazione, trasformazione e commercializzazione delle infiorescenze di canapa a basso THC, senza distinguere tra varietà industriali certificate e sostanze stupefacenti.
Una misura che ha provocato immediate reazioni da parte di:
- Regioni;
- associazioni agricole;
- imprese del settore;
- organizzazioni di categoria.
La Commissione agricoltura della Conferenza delle Regioni ha chiesto all’unanimità la modifica o l’eliminazione della norma, evidenziando il rischio concreto di distruggere un comparto interamente made in Italy.
I numeri parlano chiaro:
- oltre 2 miliardi di euro tra fatturato, indotto e investimenti;
- circa 3.000 aziende attive;
- più di 30.000 posti di lavoro coinvolti.
In altre parole, mentre l’Unione Europea riconosce la canapa come opportunità agricola ed economica, l’Italia rischia di penalizzare uno dei settori più innovativi della green economy.
Una battaglia politica che si sposta a Bruxelles

Il voto europeo dimostra che la partita sulla canapa non è più soltanto nazionale. Il tentativo di Fratelli d’Italia di modificare il testo della PAC appare infatti come la prosecuzione, a livello europeo, della stessa linea proibizionista già adottata in Italia.
Ma il risultato del voto racconta anche altro: nel contesto europeo cresce il consenso verso una regolamentazione chiara, scientifica e orientata allo sviluppo economico del comparto.
Per agricoltori e aziende della filiera si tratta di un segnale importante. Non definitivo, ma certamente significativo.
Cosa aspettarsi adesso
L’approvazione in commissione rappresenta un primo passo. Il testo dovrà proseguire il suo iter europeo, ma il principio politico sembra ormai tracciato: la canapa industriale viene riconosciuta sempre più come coltura agricola strategica, sostenibile e compatibile con gli obiettivi ambientali dell’UE.
Per il settore italiano, oggi stretto tra aperture europee e chiusure nazionali, il prossimo periodo sarà decisivo.
La sensazione è che il futuro della canapa si giocherà sempre di più sul terreno della certezza normativa: da una parte chi punta su innovazione, sostenibilità e filiere agricole; dall’altra chi continua ad associare indistintamente la canapa industriale al tema delle droghe.
Il voto del 6 maggio mostra chiaramente quale direzione sembra voler prendere l’Europa.