Quando la canapa era una coltura strategica: le leggi delle colonie americane e il pensiero di Thomas Jefferson
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Oggi la canapa industriale è spesso al centro del dibattito pubblico, ma pochi sanno che, per oltre un secolo, rappresentò una delle colture più importanti delle colonie britanniche del Nord America. Molto prima della nascita degli Stati Uniti d'America, la sua produzione era considerata fondamentale per l'economia, per la marina militare e per lo sviluppo delle attività manifatturiere.
La canapa nelle colonie inglesi
La prima disposizione nota risale al 1619, quando l'Assemblea della Virginia approvò una legge che richiedeva ai proprietari terrieri di seminare canapa e lino. La decisione non era casuale: l'Impero britannico aveva un enorme fabbisogno di fibre vegetali per la produzione di corde, vele, reti e tessuti destinati soprattutto alla Royal Navy.
Nel corso del XVII e del XVIII secolo anche altre colonie, tra cui Massachusetts e Connecticut, adottarono misure per favorire la coltivazione della canapa. A seconda del periodo e della colonia, tali misure potevano assumere forme diverse: obblighi limitati, incentivi economici, premi ai produttori o sanzioni per chi non contribuiva alla produzione di una materia prima ritenuta strategica.
In quegli anni la Corona britannica intensificò le politiche volte ad aumentare la produzione coloniale, soprattutto per ridurre la dipendenza dalle costose importazioni provenienti dalla Russia, dall'Italia e dall'Europa settentrionale.
Una materia prima indispensabile
La canapa era una delle risorse più versatili dell'epoca.
Dalle sue fibre si ottenevano:
- corde navali;
- vele per le imbarcazioni;
- reti da pesca;
- sacchi e tessuti;
- carta;
- tele resistenti;
- materiali destinati all'equipaggiamento militare.
Ogni grande nave del XVIII secolo richiedeva tonnellate di fibra di canapa per il proprio armamento. Senza questa coltura sarebbe stato estremamente difficile sostenere il commercio marittimo e la superiorità navale britannica.
Anche dal punto di vista economico la canapa rappresentava una coltivazione preziosa, capace di alimentare numerose attività artigianali e manifatturiere.

Thomas Jefferson e la coltivazione della canapa
Tra i Padri Fondatori degli Stati Uniti, Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti, dedicò grande attenzione all'agricoltura e sperimentò personalmente diverse colture, compresa la canapa, nella sua tenuta di Monticello, situata a Charlottesville in Virginia.
I suoi registri agricoli testimoniano la coltivazione della pianta, le tecniche di raccolta e le modalità di lavorazione delle fibre, confermando come egli la considerasse una risorsa importante per l'economia agricola americana.
Sono stati ritrovati alcuni documenti appartenenti a Jafferson. In una nota da lui stesso redatta, si legge: " La coltivazione del tabacco è dannosa, questa pianta esaurisce completamente lo stato attivo del terreno. Essa ha bisogno di molto concime, che poi viene a mancare ad altre colture. Il tabacco non è utilizzabile come alimento per il bestiame e quindi il concime utilizzato va perso. Non è ragionevole coltivare tabacco anche se la miglior canapa e il miglior tabacco crescono sullo stesso tipo di terreno, la prima è necessaria al commercio e alla navigazione, in poche parole al benessere a alla protezione del Paese, il secondo, invece, non è utile e anzi addiruttura dannoso. "
Ciò non significa che Jefferson non apprezzasse il tabacco e che ne favorisse la canapa. Era certamente consapevole dei limiti della coltivazione del tabacco, in particolare del suo impatto sull'impoverimento dei terreni e della forte dipendenza economica che aveva creato in molte aree della Virginia. Ne preferiva sicuramente la coltivazione della canapa per i molteplici utilizzi che questa offriva e per il miglioramento dei terreni da utilizzare anche per coltivazione di prodotti alimentari.
Un'eredità storica spesso dimenticata
La storia della canapa industriale nelle colonie americane dimostra come questa pianta sia stata, per secoli, una risorsa strategica sotto il profilo economico, industriale e commerciale. Le politiche adottate dalle colonie britanniche riflettono l'importanza attribuita a una materia prima indispensabile per la navigazione, il commercio e la produzione manifatturiera. La Gran Bretagna era, in quegli anni, una "divoratrice" di prodotti realizzati con la canapa.

E poi che successe?
Successivamente, a seguito della " rivolta del tè" a Boston e alla successiva repressione dei britannici che ne seguì, nel 1775 scoppiò la ribellione delle colonie che si concluse con il Trattato di Parigi del 1783, atto con cui la Gran Bretagna riconobbe l'Indipendenza di 13 colonie americane e la conseguente nascita degli Stati Uniti come nazione libera e indipendente.
Per concludere e non poteva finire altrimenti, la bozza della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti fu scritta su carta di canapa. Si, di canapa. Si, la canapa.
Fonti: Acts of the Virginia Assembly (1619), registri agricoli di Thomas Jefferson conservati dal National Archives, " Una pianta ci salverà" di Matteo Mantero.